#14 Luna
La luna nelle lettere di Virginia Woolf e Vita Sackville-West, fiori notturni e giardini lunari.
Compare su ciò che indosso, la incontro nei sogni, ne seguo i cicli, ne esploro i significati simbolici. È la protagonista di uno degli albi illustrati preferiti di Piccolo Poppins, Moon di Britta Teckentrup1. Ho iniziato pure a cercarla nei romanzi che leggo, proprio come faccio con le piante. Sarà colpa della mia ossessione giovanile per Sailor Moon? Chi lo sa!
L’idea di dedicarle un’edizione di Altrove è nata mesi fa leggendo Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio, la raccolta epistolare di Virginia Woolf e Vita Sackville-West (Donzelli Editore, 2019), dove la luna spunta in diversi passaggi, mentre il senso di meraviglia scaturito dalla missione Artemis II dello scorso aprile mi ha dato lo slancio necessario per darle forma.
Mi sento un po’ arrugginita dopo mesi di assenza. Ho scritto tanto, a dire il vero, ma sui miei centordici taccuini (ne ho uno per ogni necessità). E un conto è scrivere solo per te stessa, un altro è scrivere con altrettanta costanza qualcosa da condividere online. Viene meno la scioltezza e aumentano le paranoie. Ringrazio quindi le protagoniste di questa prima parte della newsletter per avermi fornito l’ispirazione e la luna nuova odierna per avermi suggerito una scadenza da rispettare.
Semi

Vita e Virginia si sono scritte per quasi vent’anni, dal 1922 al 1941. La raccolta epistolare curata da Elena Munafò e tradotta da Sara De Simone e Nadia Fusini2 è una selezione inedita delle loro lettere3.
Le due donne si conoscono il 14 dicembre 1922 a casa di Clive Bell4. Ecco cosa scrive Virginia nel suo diario il giorno seguente:
[…] This is partly the result of dining to meet the lovely gifted aristocratic Sackville-West last night at Clive’s. Not much to my severer taste — florid, moustached, parakeet, coloured, with all the supple ease of the aristocracy, but not the wit of the artist. She writes fifteen pages a day — has finished another book — publishes with Heinemanns — knows everyone. But could I have know her? I am to dine there on Tuesday. The aristocratic manner is something like an actress — no false shyness or modesty — makes me feel virgin, shy, and schoolgirlish. Yet after dinner I rapped out opinions. She is a grenadier; hard; handsome; manly; inclined to double chin5.
Il giudizio di Virginia nei confronti di Vita all’inizio è ambivalente. Non rientra nei suoi gusti, ma la incuriosisce e sembra colpita dalla sua fisicità. Qualche mese dopo, portavoce di un parere condiviso6, definisce i Nicolson “incurabilmente stupidi”.
[…] Two nights ago the Nicolsons dined there. Exposed to electric light eggs show dark patches. I mean we judged them both incurably stupid. He is bluff, but oh so obvious; she, Duncan thought, took the cue from him, and had nothing free to say. There was Lytton, supple and subtle as on old leather glove, to emphasise their stiffness. It was a rocky steep evening.7
Vita, invece, resta subito affascinata dalla scrittrice londinese, che ha già all’attivo tre romanzi (The voyage out, Night and day e Jacob’s Room) e un racconto (Kew Gardens). Ad attrarla sono la sua mente, la sua bellezza eterea, il suo carattere dolce e infantile.
Iniziano a conoscersi. Vita intraprende quella che si rivelerà una lunga e fruttuosa collaborazione con Hogarth Press, la casa editrice dei Woolf. Il primo libro pubblicato con loro è Seducers in Ecuador (1924).

Copre Virginia di attenzioni e regali, la tratta con tenerezza e devozione, e trattiene l’impeto della passione consapevole della fragilità dell’amica, la quale impiegherà circa tre anni per mollare gli ormeggi e lasciarsi andare.
Queste lettere testimoniano l’intensità e la continuità di una storia d’amore e di amicizia, che tra alti e bassi, durerà fino alla morte di Virginia, nel 1941, e rendono le due donne straordinariamente vive, reali.
E la luna, da sempre alleata e confidente di cuori infranti, felici o anelanti, compare di tanto in tanto in punta di penna per accompagnare un desiderio, una riflessione, un’assenza, descrivere un momento di quiete, introdurre una bella notizia. Come fa Virginia in una lettera del 29 dicembre 1928:
Non mi scrivi mai e la tua immagine s’è rimpicciolita nella distanza come l’ombra pallidissima della luna vecchia: ma proprio mentre Vita stava per svanire, è apparso un sottile spicchio d’argento, e ora pendi sulla mia vita come una falce […].
E saltellando con brio da un argomento all’altro in attesa che Nellie8 le porti le uova al prosciutto, aggiunge:
Sì, Vita: veniamo a Berlino. È vero: come che la luna è crescente. (Sinceramente se guardo dalla finestra, vedo la luna tra i meli, e c’è un gufo sui miei due alberi grandi […]).
Conclude con un post scriptum del 3 gennaio 1929:
La luna di Vita è piena. Ma è anche vero che l’immagine dei propri amori cambia sempre: e poco a poco (sai quanto mi piace notare i sintomi fisici) da una visione si trasforma in una sensazione — un peso tra la terza e la quarta costola, un’oppressione fisica: sono questi i segni che gli scrittori attendono. L’amore è così fisico. E così è anche la lettura — l’esercizio dello spirito.
La luna compare anche in altri passaggi del libro. Ti invito a scoprirli, ma soprattutto a recuperare questa preziosa raccolta espistolare nel caso tu non l’abbia ancora letta.

Erbario letterario
Aspettavo il profumo dei fiori lungo il fiume — si schiudevano non appena faceva buio, e il buio veniva rapidamente. Non la notte o il buio che conoscevo io, ma una notte con tante stelle sfavillanti e una luna estranea — una notte piena di strani suoni. E tuttavia notte, non giorno.
La citazione è tratta da Il grande mare dei Sargassi di Jean Rhys (Gli Adelphi, 2013), un romanzo sulla vita di Bertha Mason, la moglie creola di Mr Rochester, che in Jane Eyre vive rinchiusa in una stanza di Thornfield Hall sorvegliata giorno e notte da Grace Poole, perché considerata pazza.
Ad attendere il profumo dei fiori notturni è il giovane Rochester in luna di miele con Antoinette (da lui chiamata Bertha). La coppia, che soggiorna nella tenuta di Granbois9, in Dominica, è immersa in un paesaggio naturale tanto lussureggiante da inebriare i sensi e apparire quasi surreale.
Peccato che Rhys non ci dica il nome di quei fiori tanto odorosi. C’è una nutrita comunità di piante che sfrutta le ore serali e notturne sia per attirare impollinatori come falene, zanzare e pipistrelli, affidandosi a delle caratteristiche specifiche per farsi notare — profumo intenso, colori chiari o strutture e pattern UV —, sia per trattenere l’umidità e proteggersi dal sole nei luoghi dove fa molto caldo.
La lista dei fiori che si aprono nel tardo pomeriggio, di sera o durante la notte è lunga. Tra i più noti troviamo il fiore di luna (Ipomoea alba), l’enagra comune (Oenothera biennis), il gelsomino notturno (Cestrum nocturnum), la tromba d’angelo (Brugmansia suaveolens), la bella di notte (Mirabilis jalapa), la violaciocca bicorne (Matthiola longipetala), il tabacco da fiore (Nicotiana alata), lo stramonio comune (Datura stramonium), la silene fior di notte (Silene noctiflora) e alcune varietà di cactus come la regina della notte (Epiphyllum oxypetalum) e il Selenicereus grandiflorus10.
Insieme ai fiori di colore bianco o tonalità pastello e a piante con fogliame grigio-argenteo, i fiori notturni sono protagonisti dei moon garden (giardini lunari), molto in voga in età vittoriana. Uno dei primi giardini lunari si trova nel Taj Mahal, ad Agra, in India, e fu realizzato intorno al 1530. Non avevo mai pensato a un giardino da ammirare di sera. Chissà che non tornino di moda un giorno.
Luoghi
Un famoso giardino di soli fiori bianchi è il white garden realizzato da Vita Sackville-West a Sissinghurst. Il castello di Sissinghurst, nel Kent, è la dimora dove lei e il marito Harold crearono, a partire dagli anni ‘30 del secolo scorso, un giardino fra i più visitati d’Inghilterra, organizzato per stanze tematiche. Il giardino bianco e il giardino delle rose, tanto amate da Vita, sono due di queste “rooms”.
Il castello di Sissinghurst è di proprietà del National Trust dal 1967. Il terreno su cui sorge era occupato, al tempo dei Sassoni, da un allevamento di maiali e si chiamava “Saxenhurst” (”hurst” sta per bosco, foresta). Il complesso attuale deriva dalla dimora fatta costruire negli anni ‘30 del Cinquecento da Sir John Baker, la cui figlia Cecily nel 1554 sposò il conte Thomas Sackville, un antenato di Vita.
La tenuta nel tempo fu smembrata e l’edificio subì danni e demolizioni. Durante la Guerra dei sette anni (1756-1763) divenne un campo di prigionia e a metà Ottocento un luogo di ricovero per uomini privi di alloggio e mezzi di sostentamento, ma in grado di lavorare11. Sissinghurst si trasformò così una fattoria molto redditizia.
Quando infine Vita e Harold la acquistarono nel 1930, il sito era molto diverso da come è oggi e i pochi edifici rimasti non erano nemmeno abitabili. Sissinghurst era l’ombra di se stessa. Vita però ci vide un potenziale. E poi le piaceva l’idea che in passato quel luogo fosse appartenuto a un suo antenato, anche perché da poco aveva perso Knole, la dimora avita che alla morte del padre era andata in eredità allo zio paterno e non a lei (in quanto donna).
Una piccola incisione di Knole House stava sulla scrivania di quercia nella sua stanza privata al primo piano della torre di Sissinghurst. L’incisione era affiancata dai ritratti delle sorelle Brontë dipinti dal fratello Branwell, da una foto di Virginia e da una del marito Harold. Nei trent’anni passati a lavorare lì dentro, circondata da 2700 libri12, scrivendo di notte e occupandosi del giardino di giorno, non apportò nessuna modifica all’arredamento. Quello era il suo rifugio dal mondo, al quale raramente permetteva ad altre persone di accedere.
Risorse & letture
📚 Per approfondire le mie conoscenze sulla luna sto leggendo La nostra luna. Come la compagna celeste della Terra ha trasformato il pianeta, guidato l’evoluzione e fatto di noi ciò che siamo, un libro della giornalista Rebecca Boyle, vincitore del “Los Angeles Times” Book Prize e finalista al National Book Awards del 2024, che la casa editrice Aboca ha pubblicato in italiano nel 2025. Boyle racconta di come si è formata, del suo rapporto con il nostro pianeta e dei tanti modi in cui ha influenzato, e ancora influenza, la vita sulla terra. A seguire leggerò La luna nell’immaginario. Storia, letteratura, cinema curato da Maelström e Michele Tetro (Odoya, 2019) e Imparare dalla luna di Stefano Catucci (Quodlibet, 2019).
📍Su MAPP (Modernist Archives Publishing Project), un progetto didattico e di ricerca che digitalizza gli archivi editoriali risalenti agli anni 1900-1950 c’è la corrispondenza tra Vita e Hogarth Press.
📝 Vita fu la ragione per cui Virginia e Leonard visitarono Berlino nel 1929. Tempo fa sul blog ho scritto un articolo al riguardo.
📺 Su YouTube ho trovato un bel tour del giardino di Sissinghurst, dove si vede anche lo studio di Vita; studio incluso nel libro Una stanza tutta per sé. Dove scrivono i grandi scrittori di Alex Johnson (L’Ippocampo, 2022). Leggendo le pagine dedicate alla stanza della scrittrice, ho scoperto che a Sissinghurst c’è pure lo studio di Nigel Nicolson (1917-2004), uno dei due figli di Vita. Sta in un padiglione vicino al fossato ed è stato costruito nel 1969 in memoria del padre Harold. E indovina un po’? Nella forma richiama sia un essiccatoio tipico della regione13, sia il modulo lunare della missione Apollo 11 avvenuta proprio quell’anno. Bene, la mia luna ora è piena e la newsletter posso chiuderla qui! Ah no, aspetta! A proposito di Sailor Moon, ti consiglio l’ultimo episodio del podcast TV Therapy sul rapporto tra cartoni animati e psicologia.
Grazie per aver letto Altrove 🫶🏼
A me è venuta voglia di creare
un piccolo giardino lunare e a te?
Edizione italiana: Luna, Britta Teckentrup, traduzione di Valentina Facci, Sassi, 2021.
Nadia Fusini è l’autrice del saggio all’interno della raccolta epistolare dal titolo Due donne in amore.
La prima risale al 1924, quando il tono della loro corrispondenza si fa più personale.
Cognato di Virginia Woolf, primo marito di Vanessa Bell.
Virginia Woolf, Selected Diaries, Vintage Books, London, 2008, p. 153.
A parte Clive Bell, agli altri membri del Gruppo Bloomsbury Vita non piaceva.
V. Woolf, Selected Diaries, cit. pp. 161-62. La nota è del 17 marzo 1923.
Nellie Boxall era la domestica dei Woolf.
Era la tenuta della famiglia di Antoinette e stava in una zona montuosa.
Anch’esso chiamato “regina della notte” e spesso confuso con l’Epiphyllum oxypetalum.
Queste istituzioni si chiamavano workhouses e non avevano una buona reputazione.
La biblioteca di Sissinghurst era ospitata in una delle tue torrette a pianta ottagonale. Il totale dei volumi ammontava a 11.000, 2.700 dei quali stavano nello studio di Vita.
Credo si riferisca agli essiccatoi per cereali.




Bellissima!
Devo dire che Aboca lavora davvero bene! Per me è stata una vera scoperta! ☺️