#12 Interferenze
In questo numero: una scrittrice ceca, un albero di luce e un caffè al cimitero.

Ehilà! È già novembre e questa newsletter non voleva proprio uscire. Da un po’ di tempo percorro la periferia della mia circonferenza cercando di ritrovare la strada verso il centro. La concentrazione scarseggia e le interferenze abbondano.
Nei mesi scorsi ho letto disordinatamente, saltando da un libro all’altro in base all’umore. Ne ho pure abbandonati diversi. Ma alcune letture complete e soddisfacenti ci sono state. Come quella che mi ha ispirato la scintilla qui sotto, The Bitter Life of Bozena Nemcova: A Biographical Collage di Kelcey Parker Ervick1.
Scintille
L’ho incontrata a Praga una decina di anni fa. Prima vidi il suo nome e quello di Karel Jaromír Erben (1811-1870) su una raccolta di fiabe ceche, poi la notai su una banconota da cinquecento corone, infine comprai la traduzione in inglese del suo libro più noto, Babička (Nonna), cercai la sua tomba nel cimitero di Vyšehrad e la statua a lei dedicata a Slovansky Ostrov, un’isoletta sulla riva destra del fiume Vltava.
Definita dallo scrittore Milan Kundera la madre della moderna prosa ceca, Božena Němcová (Vienna 1820-Praga 1862) in patria è un’icona, amata e celebrata ancora oggi. In vita fu lodata, invidiata e criticata. Si ispirava a George Sand, che leggeva e ammirava. Ebbe un matrimonio turbolento, quattro figlə e diversi amanti.
La sua produzione letteraria include poesie, articoli per riviste, racconti e leggende popolari, diari di viaggio, saggi sul folklore e romanzi, tra questi Babička (1855)2, che la rese immortale, ispirato all’amata nonna materna e ambientato nell’idilliaca e idealizzata campagna boema; un libro scritto nel periodo più buio della sua vita e letto nelle scuole ceche per generazioni (era il libro preferito di Kafka).

In anticipo sui tempi, varcò la soglia preclusa alle donne, attirando gli strali di una parte della società. Mise la sua scrittura al servizio degli ideali patriottici e sostenne i diritti delle donne. Morì a 42 anni (o giù di lì, perché la sua data di nascita è incerta), logorata dai dispiaceri, dalla povertà e dalla malattia.
Ho trascorso gli ultimi due mesi in compagnia di un fantasma i cui contorni sono ora un po’ meno indefiniti e di cui finalmente riesco a pronunciare decentemente il nome. Se Božena Němcová fosse davvero nata nel 1820, sarebbe quindi morta a 42 anni, l’età che ho io adesso (e l’età di Kelcey Parker Ervick quando si è messa sulle sue tracce). Un curioso legame temporale, non credi? Le dedicherò un articolo più approfondito sul blog. Stay tuned!
Erbario letterario
Attraverso la porta della baracca Silvia intravede una betulla con i suoi frutti. L’immagine le sbatte contro, quasi vorrebbe proteggersi con le braccia. I frutti della betulla somigliano a dei salamini bruni pendenti che si sfarinano al primo contatto, liberando i semi. Tutto quello che pende, pencola o sta impiccato al suo sostegno le sta bene. Lei stessa si sente così, un fagotto appeso alla vita per un picciolo striminzito che potrebbe anche essere un cappio. Sopra la sua testa il tetto disassato seziona porzioni di cielo che si fanno sempre più chiare.
Maddalena Vaglio Tanet, Tornare dal bosco, Marsilio, 2023, p. 27
Silvia Canepa ha 42 anni e fa la maestra. Vive e lavora a Biella. Una mattina di ottobre invece di andare a scuola scompare nel bosco. Le ricerche sono vane. Solo un bambino sa dov’è, dopo averla scoperta accidentalmente nel capanno abbandonato in cui s’è nascosta. Si chiama Martino, è di Torino e a Biella si sente un pesce fuor d’acqua.
Una sua alunna è morta gettandosi dalla finestra e lei è prostrata dal dolore e dal senso di colpa. Il bosco, che inghiotte e protegge, è perciò l’unico luogo in grado di raccogliere i cocci di un’anima rotta. Silvia non lo teme, perché lo frequenta fin da bambina (e poi il bosco c’è l’ha nel nome3).
Una betulla si erge solitaria di fronte alla baracca. I suoi frutti, somiglianti “a dei salamini bruni pendenti che si sfarinano al primo contatto”, le ricordano il suo sentirsi “attaccata alla vita per un picciolo striminzito”. Quel picciolo striminzito, da lei percepito come un cappio, potrebbe anche essere il bambino che si prende cura di lei portandole del cibo in segreto, unico legame con il mondo da cui si è allontanata.
La betulla appartiene al genere Betula (fam. Betulacee), che comprende oltre 40 specie. La più diffusa è la Betula pendula (o verrucosa), una varietà della Betula alba, nota come betulla bianca o betulla pendula. Nei terreni paludosi o torbosi alla betulla pendula si sostitusice la betulla pelosa (Betula pubescens).
Ha un aspetto leggero e un portamento elegante, rami penduli e flessibili. Peter Wohlleben4 paragona le betulle a delle “guerriere solitarie”, perché non hanno bisogno di una pianta madre che le protegga.
Il legno, di facile lavorazione, è da sempre usato per produrre oggetti di vario tipo. In tempo di carestia e durante la Seconda guerra mondiale con la farina ottenuta dalla scorza macinata delle betulle giovani si faceva il pane5. Della corteccia tenera e zuccherina si cibavano a primavera le popolazioni della Siberia, della Kamciatka e della Groenlandia6. Dalla linfa lasciata fermentare si ottiene una bevanda frizzante e leggermente alcolica. Corteccia, linfa e foglie si usano anche a scopo fitoterapico.
La betulla cresce velocemente, ma ha un’età massima di 120 anni, pochi per un albero, ed è diffusa nelle zone temperate e boreali dell’emisfero nord. Mario Rigoni Stern scrive che “se da noi la betulla, rimasta al di qua delle Alpi dopo l’ultimo periodo glaciale, è albero solitario o a piccoli gruppi forma allegre macchie chiare nei boschi misti, oltre le montagne, su verso il Grande Nord, quest’albero forma estesissime foreste perché, più di ogni altro, sopporta i grandi geli e gli sbalzi termici.”7
Per gli sciamani siberiani è un albero cosmico8 e ha un ruolo importante nelle iniziazioni. Nel calendario celtico9 è il primo albero dell’anno, associato al periodo che va dalla metà di dicembre alla metà di gennaio e quindi al solstizio invernale. Perciò è considerato un albero di luce, bene augurante, simbolo di purificazione e rinnovo.
La maestra di Tornare dal bosco è originaria di Bioglio, un paese in provincia di Biella. Cercando informazioni su questo comune ho letto che il suo nome “deriva da betelleus, un aggettivo connesso alla betulla, forse nella sua forma medioevale di bedolius, il cui significato è luogo delle betulle. In piemontese la biola è la betulla”10. E allora direi che ho proprio scelto la pianta perfetta per questo erbario.
Luoghi
A settembre sono stata nella caffetteria all’ingresso di un vecchio cimitero nel quartiere di Prenzlauer Berg (il Friedhof I der Georgen-Parochialgemeinde), risalente al 1814. Si chiama “Nonna”, vende anche fiori ed è un angolo di Cechia a Berlino (ma io quando ci sono entrata non lo sapevo). La scelta del nome “Nonna” è un omaggio alle nonne ceche, e quindi alla tradizione. Non c’è alcun riferimento a Božena Němcová, ma sono certa che dietro l’immaginario della nonna ceca ci sia il suo zampino (anzi, la sua penna).
Per oggi è tutto! Ti lascio con questi versi: “Ogge nun è l’urdemo juorno ca t’hê ‘a sceta’ e si pure fosse tu pienz’ a canta’”. Noi ci rileggiamo, interferenze permettendo, a dicembre. Nel frattempo metti un cuore e/o condividi questa newsletter, ma soprattutto raccontami nei commenti del tuo autunno fino a qui e di cosa stai leggendo. 🍁📚
The Bitter Life of Bozena Nemcova: A Biographical Collage di Kelcey Parker Ervick (Rose Metal Press, 2016) non è una vera e propria biografia, ma un collage biografico che nella prima parte è composto da frammenti testuali (lettere, saggi, articoli online, opere di Božena) e visivi (fotografie e collage dell’autrice), che ricostruiscono la vita della scrittrice ceca. La seconda parte, invece, è costituita dalle lettere che Parker Ervick indirizza al fantasma di Božena, nelle quali racconta la sua vita, la fine del suo matrimonio, il viaggio che l’ha condotta a Praga e di come si è messa sulle sue tracce.
In Italia è stato pubblicato nel 1951 da Mondadori con il titolo La nonna.
Il nome Silvia deriva dalla parola latina silva, cioè bosco, selva.
Peter Wohlleben, La saggezza degli alberi, Garzanti, Milano, 2017, p. 15.
Mario Rigoni Stern, Arboreto Selvatico, Einaudi, Torino, 2021, p. 43
Alfredo Cattabiani, Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, Milano, 2017, p. 73
M. Rigoni Stern, Arboreto Selvatico, cit., pp. 41-42.
Perché permette loro il passaggio da una regione cosmica all’altra (inferi, terra e cielo).
Basato sui 13 mesi dell’anno lunare.
Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Bioglio





875535 Ciao Caterina! Scrivi così bene! Credo di aver perso la tua mail: me la rimandi? Sono Claudia di Verona , appena tornata dall'oasi di Siwa, l'oasi dell'oracolo, sulle tracce di Alessandro. Il mio 17° libro sull'Iraq (dove sono andata in marzo) non trova un editore: dopo molti elogi uno mi ha scritto che non c'è mercato per i "saggi approfonditi". Sono piuttosto frustrata. Come stanno i tuoi piccoli? Vedo che abiti sempre a Berlino. Aspetto la tua mail ( o meglio ancora il tuo whatsapp). Un abbraccio e...viva le betulle ! Claudia
Caterina, rimango sempre affascinata dal tuo Erbario e dalla scelta dei dipinti (li adoro, non sono mai scontati)! :D
Il numero "42" mi ha fatto ricordare il libro "Guida galattica per autostoppisti", in cui si dice che "42" è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto - io non l'ho mai letto, ma stando al tuo racconto probabilmente è davvero così. xD
Non conoscevo Božena Němcová e neppure sapevo che dalla betulla si potesse fare il pane: insomma, ho letteralmente adorato tutte le contingenze avvenute nella tua vita negli ultimi 2 mesi. Sembra una vera e propria magia! :)
Di mio non so bene cosa aggiungere, penso tu sappia già tutto da Instagram! xD
Ho trovato lavoro - non è granché ma mi sta aiutando molto ed è già qualcosa - ripreso a disegnare, letto romanzi che purtroppo non mi sono piaciuti... adesso invece ho ingranato con qualcosa di davvero davvero speciale per me e spero di parlarne presto e di riuscire a farlo prima della fine dell'anno. <3
Ti mando un abbraccio e spero di rileggerti a Dicembre. <3