#11 Esperimenti
In questo numero: il catalogo di una mostra che non ho visto, un fiore simbolo di bellezza fugace e un ritorno a Praga.

Altrove si avvicina alla pausa estiva. Ad agosto andrà in vacanza a Lido Creativo. L’anno scorso ho fatto un patto con me stessa: provare a mantenere un ritmo di pubblicazione costante e sostenibile. E dopo undici mesi eccomi ancora qui.
Non seguo un calendario editoriale né scrivo i testi con largo anticipo. Ci ho provato. Com’è andata? Dei numeri già pronti, preparati ad agosto 2024, mi hanno accompagnata fino a dicembre, dandomi la spinta e la fiducia necessarie per non abbandonare il progetto.
Solo che mentre pubblicavo quelli già pronti non sono riuscita a scriverne altri. Tra gennaio e marzo ho continuato solo con delle idee appuntate su un quaderno; da aprile in poi ho smesso pure di prendere appunti e mi sono sentita totalmente scoperta.
Eppure, nonostante tutto, ogni mese ho tenuto fede al patto. Ogni mese, anche quando la vocina nella testa mi diceva che non ce l’avrei fatta e che tanto valeva lasciar perdere, sono riuscita a creare qualcosa.
Questo patto con me stessa mi ha ricordato una cosa tanto importante quanto facile da dimenticare, e cioè che devo mettere regolarmente in discussione le opinioni che ho su di me. Alcune risalgono a molto tempo fa, ma io sono cambiata.
Come si aggiorna un’opinione? Con nuovi dati; dati che posso raccogliere solo se mi sperimento di continuo1. Terminato il patto, posso scegliere se proseguire con la newsletter o abbandonarla. La riposta la sai già: ci rivediamo a settembre! 💥💖
Scintille
Sto leggendo il catalogo di una mostra che non ho visto. Me l’ha regalato un’amica che invece l’ha visitata e ha pensato bene di “riportarmene un pezzo” a Berlino. Si intitola Crossing borders. Travelling Women Artists in the 1800s ed è ospitata nell’Ateneum di Helsinki, la galleria nazionale finlandese.
Rimarrà aperta fino al prossimo 24 agosto e in autunno verrà riproposta presso il Kunstpalast di Düsseldorf, museo da cui provengono alcune delle opere esposte a Helsinki. Non è fantastico? Penso che ci andrò.
Le artiste presenti, più di cinquanta, sono (erano) tedesche e baltico-tedesche, finlandesi, svedesi, danesi e polacche per lo più sconosciute al grande pubblico; donne che nell’Ottocento studiarono e operarono in Germania e che spesso viaggiarono per trovare nuove fonti di ispirazione, migliorare la propria formazione e ampliare le opportunità lavorative.

Erbario letterario
La brezza faceva ondeggiare il vestito nero di Saba appeso all’albero di ibisco sul mio schermo. Il suo profumo era dappertutto e immaginai che il vento diffondesse anche la sua tristezza.
— Il silenzio è la mia lingua madre, Sulaiman Addonia (p.27)
Si incontra spesso l’ibisco in Il silenzio è la mia lingua madre di Sulaiman Addonia pubblicato da Brioschi Editore. La protagonista del romanzo, Saba, è metà etiope e metà eritrea e ha dovuto abbandonare la sua casa e i suoi sogni per via della guerra.
Trova rifugio in un campo profughi insieme alla madre e al fratello Hagos, muto dalla nascita. Inizia così una vita priva di coordinate temporali e geografiche, fatta di privazioni, spazi angusti e occhi indiscreti, desideri ardenti e inespressi.

Un ibisco2 compare per la prima volta vicino al Cinema Silenzioso di Jamal (un lenzuolo che funge da schermo). Alberi di ibisco e gelsomini selvatici ricoprono le colline intorno al campo. Saba e il fratello si spingono fin lì un giorno durante una camminata; Hagos ci tornerà poi tutte le sere con il suo amico Heyob. E quale fiore migliore per esprimere la sensualità di cui è intriso il romanzo?
Al genere Hibiscus (fam. Malvaceae) appartengono più di trecento specie, molte delle quali usate come piante ornamentali. Sono alberi e arbusti diffusi in aree temperate e tropicali. Hanno fiori delicati dai colori variabili, la cui breve durata li ha resi un simbolo di bellezza fugace3.
Luoghi
Parte di questa newsletter l’ho scritta nella stanza di un hotel di Praga. La capitale ceca è comparsa diverse volte sul mio blog. Per curiosità, qualche giorno fa, sono andata a rivedermi tutti gli articoli scritti al riguardo. Li trovi qui. Ho già in mente cosa farò la prossima volta che ci torno: una visita guidata con Prague Feminist Tours4.

Fare patti con se stessə, portando avanti una determinata azione in un preciso arco temporale, e analizzare i dati ottenuti alla fine dell’esperimento serve a coltivare quello che la neuroscienziata Anne-Laure Le Cunff chiama “experimental mindset”. Ne parla in questo video.
Verso la fine del romanzo si specifica che è una varietà dai fiori gialli.
Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Alfredo Cattabiani, Mondadori, 2017. Leggendo Florario di Cattabiani, ho inoltre scoperto che con i calici essiccati dell’Hibiscus sabdariffa si ottiene un infuso rosso rubino chiamato karkadè (parola di origine eritrea), che negli anni ‘30 del secolo scorso in Italia, in seguito alle sanzioni economiche seguite alla guerra di Etiopia (1935-36) e in un’ottica autarchica, per un po’ sostituì il tè. Dimenticato dopo la Seconda guerra mondiale, perché associato al regime fascista, il karkadè è poi tornato in voga. Conoscevo il karkadè, ma non sapevo si facesse con un Hibiscus e non conoscevo il suo legame con il passato coloniale del nostro Paese.
Sabato scorso, di mattina, mentre ero davanti alla statua di Karolina Světlá a Karlovo Námestí, ho notato un gruppo di donne a poca distanza da me e ho avuto l’impressione che si fossero date appuntamento per fare una visita guidata. Le ho sentite parlare in inglese. Ho subito collegato la loro presenza in quel punto della piazza alla statua che stavo guardando. Il giorno dopo ho cercato su Internet “feminist tours Prague” e mi è comparso il sito web omonimo. Mi pare che la donna nella foto della pagina “About me” fosse proprio una di quelle viste a Karlovo Námestí, che infatti aveva tutta l’aria di essere la guida. Le migliori scoperte nascono così, combinando il caso alla curiosità. Se fossi stata meno timida, mi sarei avvicinata al gruppo per indagare direttamente sul posto invece di limitarmi a cercare sul web.



Ciao Caterina, come sai anch'io ho avviato il mio progetto ormai 8 mesi fa e a volte mi sento esattamente come hai descritto tu, con sempre mille dubbi su cosa e come fare le cose e soprattutto con quella vocina giudicante che non va' mai del tutto via.
Poi mi rendo conto che sto partorendo qualcosa che mi piace, parlando di una cosa che per davvero mi appartiene... e allora un po' passa quella mania di perfezionismo, la critica sempre a far capolino perché penso di non riuscire a fare di più o a farlo come vorrei.
A volte basta semplicemente fare.
Tornando alla tua bella newsletter, adoro quel catalogo - li adoro in generale quando sono fatti bene - e sono sicura che la mostra dev'essere super interessante. Spero andrai a vederla!
E poi che dire, conosco bene gli ibiscus. In due hanno fatto parte del giardino di casa! Uno proprio del colore della foto che hai postato e uno rosso.
Ricordo che da bambina il loro polline mi macchiava tutte le magliette se non stavo attenta a giocare... non perdonano!! Però sì sono dei fiori stupendi che mi piacciono molto.
A presto Caterina e buone vacanze!